lunedì 3 dicembre 2007

IL DIAVOLO VESTE.... GRATIS


Ieri sera ho visto l'ultima puntata di Report, su rai 3. Tema: la verità scomoda sul mondo della moda in italia & la mafietta dei giornalisti del settore.
A questo proposito vorrei raccontare la mia personale piccola esperienza in questo patinato mondo.
All'inizio della mia carriera, circa 7 anni fa, lavoravo come "communication director assistant" di una nota e blasonata casa di moda.
Quello che mi toccava fare, in poche parole, era umiliante: passavo le giornate a rincorrere telefonicamente le fantomatiche giornaliste di moda, per invitarle in showroom e visionare per l'ennesima volta la collezione. Queste tizie fashioniste arrivavano svolazzando in sede, sceglievano la borsa che più le aggradava e regolarmente se ne andavano con il "press-sample" al collo, assicurandoci che avrebbero utilizzato il materiale per il prossimo redazionale in uscita. E fin qui tutto ok, visto che per poter scattare il prodotto è necessario darlo "in prestito" all'editor in partenza per il prossimo servizio fotografico in giro per il mondo.
Peccato che la maggior parte delle volte, le borse non facevano ritorno in showroom!
D'altronde vale la legge del do ut des..e tenete conto che il valore medio di ogni borsa si aggirava sui 2.000- 5.000 euro!

Per non parlare dei direttori o direttrici delle testate: per loro la mia ex capa organizzava cene esclusive, cadeau personalizzati ( mi ricordo di una pochette fatta su misura per una giornalista francese con le sue inizali stampate sul pellame - valore circa 2.000 euro), regaloni e molto altro: il tutto per un articolo che dovrebbe essere frutto della libera ispirazione della giornalista.
Pensate che in ufficio c'era anche una povera stagista - arruolata aggratis ovviamente - il cui lavoro forse era ancora più umiliante del mio: lei doveva passare tutta la giornata a sfogliare giornali per cercare le press relaeses e poi raccoglierle in un dettagliato report da consegnare all'ad ( del tipo: se ho comprato 5 pagine e mi hai menzionato 5 volte allora siamo a posto, altrimenti la prossima volta vado da un altro editore).
Mi ricordo che spesso l'ad dell'azienda faceva irruzione in ufficio stampa ( dove lavoravo io) ordinando alla mia capa di chiamare la giornalista X della testata XX, per concordare l'intervista con il direttore creativo in vista dell'acquisto della prima di copertina sulla rivista in questione. ( ma il giornalismo non dovrebbe essere super partes??? non esistono i cosidetti "publiredazionali"? )

Il mondo della moda, a livello pubblicitario, a mio avviso è terribile. Non ci sono codici, non c'è moralità e soprattutto non esiste professionalità.
Le mazzette alle gionaliste sono all'ordine del giorno.. le chiamano consulenze.
In compenso i "consulenti creativi" non sanno nemmeno cos'è un brief.

Cmq io dopo c.ca 3 mesi di lavoro in quell'azienda, mi sono licenziata.

L'anno scorso, dopo 6 anni, ho riprovato ad avvicinarmi alla moda accettando un lavoro come event producer in un'agenzia di eventi & Adv specializzata nel settore lusso, il cui propietario è figlio di un noto imprenditore del made in Italy: esperienza discutibile anche in questo caso, ma la divulgherò nell'etere un'altra volta perchè potrei parlare per ore.

4 commenti:

Bifronte ha detto...

Cara Simonetta,
ahimè, credo il problema sia ben più generalizzato e assolutamente non circoscritto all'editoria-moda.
Un piccolo esempio:
la produzione cine-televisiva!
Piccola storiella con x, y e z:
Un amico regista di un notissimo serial italiano fatica a portare avanti il serial stesso a causa delle fettone di soldoni che i vari produttori e una serie di loschi figuri si magna sulla lunga strada della produzione cinematografica. INsomma un po'come per la costruzione della Salerno - Reggio Calabria.
Finalmente la serie riparte...l'amico ha una moglie, una bravissima attrice cui viene suggerito dal marito stesso di presentarsi al provino per una delle parti minori, in totale anonimato per non ingenerare sospetti su cosche o chè.
L'attrice ottiene la parte, viene convocata a Cinecit...ah! non si fanno nomi! per la prova costumi, ma, sul far della cancellata storica viene fermata da una tefelonata: cara y, torna 'ndrè! è arrivata una telefonata che chiede gentilmente l'assegnazione della parte ad una bella ragazzona in cerca di affermazione sorrisi e complimenti televisivi.
La telefonata in questione arrivava dal notissimo politico italiano z, che pensando di fare un regalo al nipotino probabilmente plurimiliardario, ha ben pensato di affidare alla dolce sua compagna, la ragazza y+1, la parte inizialmente affidata a y.
D'altronde il narcisismo, non l'homica detto io, è la malattia del XX secolo e per ora anche del XXI.
Insomma...giusto per raccontare un po' quello che ci va...capite tutti che sistema clientelare, corrotto e ahimè peggio di tutto profondamente stupido è questo?
Personalmente la televisione corrotta mi sembra ben peggio delle borsette svendute...

maccheroni republic ha detto...

Caro bifronte,
hai perfettamnte ragione e sono d'accordo con te su tutto.
Il problema è sicuramante più vasto e abbraccia non solo il settore della moda, ma anche quallo delle produzioni cinema, della pubblicità, delle agenzie, delle cdp..e chi pià ne ha più ne metta. magari un domani scoppierà u caso, maari continueremo a parlarne solo fra di noi per sfograrci un po'.
Trovo giusto, però, che ognuno di noi racconti le proprie esperienze, usando x, x, z,..per l'amore del cielo: altrimenti Mastella ci fa chiudere il blog.

ANNINANINNA ha detto...

sai cosa? io sono felicissima che report abbia sparlato dell'intoccabile SOZZANI. opssss niente nomi? macchèèèè basta!!!!!
brava milena
bello il tuo blog. tornerò a leggerti.
buon lavoro

Anonimo ha detto...

BE! DEVO DIRE CHE L'ARTICOLO A CALDO , RISPECCHIA ANCHE LE RECENSIONI DEL GIORNO DOPO APPARSE SUI GIORNALI..
COMUNQUE PENSO SIA UN SISTEMA.. DI TUTTA AL STAMPA.